ISTITUTO D'ISTRUZIONE SUPERIORE - AUGUSTO CAPRIOTTI
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Scuola di platea
Scritto da Francesca Marcelli, 5^A, Liceo Linguistico   
giovedì 16 novembre 2017
 L’I.I.S. “Capriotti” ha aderito anche quest’anno al progetto dell’Amat: “Scuola di platea”. La professoressa Bellabarba ci ha presentato la possibilità di partecipare all’iniziativa, estesa anche a molte altre scuole della provincia, che prevede incontri preparatori effettuati in classe con esperti e, a seguire, la visione degli spettacoli a teatro, secondo le date del cartellone delle stagioni teatrali del comune e della provincia.
 
Noi studenti della VA del Liceo Linguistico abbiamo aderito con entusiasmo, insieme ai ragazzi della VD L. All’interno della 23esima edizione dei “Teatri invisibili” abbiamo assistito allo spettacolo di Mario Perrotta, finalista al premio Ubu 2015 come migliore novità italiana o ricerca drammaturgica selezionato da Eurodram – rete europea di traduzione teatrale ed è stato inserito tra gli eventi del programma ufficiale per le commemorazioni del Centenario della Prima Guerra Mondiale a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il titolo dell’opera è Milite Ignoto e racconta la prima vera e forzata unità d’Italia in cui giovani innocenti provenienti da ogni angolo della penisola vengono letteralmente catapultati nelle trincee: teatri di sofferenza e incomprensione dovuti ai diversi dialetti che ancora oggi caratterizzano la nostra Italia, insomma una Babele pseudomoderna.
Analizzando l’etimologia della parola ignoto dal latino ignòtus, testualmente “non conosciuto” scopriamo la finalità di quest’opera: dare voce a chi voce non l’ha avuta, commemorare chi è stato dimenticato. Nella guerra non esistono né vinti e né vincitori! Tutti coloro che subiscono i soprusi della guerra perdono qualcosa… i combattimenti logorano dentro, con conseguenze irreversibili. Mario Perrota in questo monologo ha utilizzato diversi linguaggi: quello del corpo, quello dei giochi di luci contrastanti: una luce bianca e fredda nei momenti di asprezza e una luce più calda tendente al giallo per sottolineare il candore di una speranza nei pensieri di quei giovani rinchiusi in quelle prigioni di fango e sangue.
L’unica musica che abbiamo avvertito era il suono della sua voce che cambiava repentinamente svelandoci i sentimenti dei protagonisti straniati dalla realtà circostante. Guidati dalle sue parole ci siamo immedesimati nei personaggi, abbiamo patito le loro sofferenze e abbiamo sperato con loro nella possibilità di un lieto fine. Con grande maestria, Perrotta ha generato nelle nostre menti un connubio di emozioni tenendoci sempre con il fiato sospeso e ci ha stravolti con parole forti come: “carne da cannone” (utilizzata dal generale Cadorna) mostrando che dietro il sipario della guerra si nascondono giovani immersi nel fango, nella sporcizia, nei resti degli “amici” appena conosciuti, tra odori raccapriccianti e suoni di terrore. Giovani che attendevano per mesi di uscire da quelle ecatombe e che in ogni frazione di tempo in cui i conflitti cessavano anche se solo per qualche istante, scrivevano, come potevano, lettere ai loro cari con l’intento di metterli al corrente che in mezzo a quell’orrore loro erano un porto sicuro, un pensiero fisso, ma anche con l’amara consapevolezza che forse quelle lettere non sarebbero mai arrivate.
Dopo questo spettacolo ho interrogato la fibra più nascosta della mia composizione esistenziale ed ho visto qualcosa di nuovo di cui prima non mi accorgevo. Ho capito che è importante fare attenzione anche e soprattutto ai particolari della scena, per poter cogliere il senso profondo di ogni singolo dettaglio della storia narrata e rappresentata, perché esso può aprirci un mondo! Infine, ho guardato con occhi diversi il fenomeno della guerra, di ogni guerra! Penso che il teatro abbia un ruolo molto importante: aiutarci a guardare da più prospettive, informare e sensibilizzare.
 
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